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Il SELFIE? E'una vera e propria arte: guarda e impara

Dalla collaborazione tra Saatchi Gallery e Huawei nasce "From self to self espression", una delle mostre più popolari della primavera londinese. La prima mostra sul selfie è un’ottima occasione per capire come mai ne siamo così ossessionati e imparare a scattare quello perfetto
Will Storr, giornalista, romanziere, ha pubblicato un libro che si chiama, appunto, Selfie
Il sacro e il profano: comprendere le origini del selfie e come scattarne uno al meglio!

Da un lato Huawei, azienda cinese che non ha bisogno di presentazioni, entrata con una crescita poderosa tra le aziende più rilevanti del mondo della tecnologia di consumo, grazie soprattutto ai suoi smartphone, ma anche tablet, smartwatch e ora anche computer portatili; dall’altro Saatchi Gallery, la galleria londinese da sempre famosa per le sue esposizioni mai scontate, innovative e spesso al limite della provocazione; la galleria numero uno sui social al mondo. Dalla collaborazione tra Saatchi Gallery e Huawei nasce From self to self expression, una delle mostre più popolari della primavera londinese (fino al 23 luglio).

“Ha raccolto un incredibile successo di pubblico, ma anche di critica, l’unico giornale che ne abbia fatto una recensione davvero negativa è stato il Daily Mail. Hanno scritto che era una mostra adatta agli adolescenti. Ma siamo sicuri che sia una cosa negativa?”, racconta Nigel Hurst, Ceo di Saatchi Gallery. La mostra parte dagli autoritratti dei grandi maestri del sedicesimo secolo e arriva fino ai giorni nostri, tagliando attraverso le opere dei precursori del secolo scorso, come quelle di Cindy Sherman e Jean Pigozzi. “Fino a poco tempo fa erano pochissimi ad avere i mezzi per produrre opere d’arte, ora tutti possiamo”, puntualizza Hurst. “L’arte un tempo era l’avanguardia. Ora la nuova avanguardia è la tecnologia”.

Will Storr, giornalista, romanziere, ha pubblicato un libro che si chiama, appunto, Selfie. Il sottotitolo è “How We Became So Self-Obsessed and What It’s Doing to Us”, perché il testo racconta come siamo diventati ossessionati da noi stessi e come questo ci stia cambiando. Secondo Storr, per capire i selfie bisogna risalire lontano, all’antica Grecia, dove nelle società per la prima volta ha avuto un ruolo rilevante l’individualismo. E, in parallelo, il culto del corpo e della fisicità. “Negli anni Ottanta il liberalismo di Reagan e Thatcher ha dato all’individualismo una nuova spinta”, racconta Storr. “E così siamo giunti all’ossessione per il sé”. Le fotocamere frontali erano state create per comunicare su Skype, non per l’autoritratto; con l’impetuosa diffusione dei social network, sono diventate il nostro cancello d’accesso al mondo dei selfie, in cui gli esseri umani si organizzano in tribù digitali scambiandosi commenti e like. Una discorso, il suo, che mette il selfie al centro della nostra società, tra Trump e la brexit. “È un cambiamento che durerà per un po’ di tempo”, prevede Storr.

E il fotografo Alex Lambrechts spiega i segreti per un selfie perfetto:

1. Non puoi muovere il sole come le luci dello studio. Prova a muoverti o a fare muovere il soggetto e cerca una luce che non sia omogenea per rendere l’immagine più interessante;
2. La fotocamera del telefono usa una media ponderata per calcolare l’esposizione. Per ottenere un maggiore drammaticità nell’immagine prova a sottoesporre usando la modalità Pro e giocando con i tempi;
3. Se salvi in raw ti conviene sempre scattare un po’ sottoesposto, così puoi fare editing recuperando dettagli dalle ombre e non rischi di “bruciare” la pelle del soggetto con dannosissime sovraesposizioni;
4. Usa la regola dei terzi quando componi. La griglia del telefono se attivata può aiutarti. Nella fotografia di moda quella dei terzi è una regola d’oro e quasi tutto viene scattato secondo questo semplice principio;
5. Tenta un panning. Con il giusto tempo di scatto puoi ottenere una foto in cui il soggetto risulta fermo sullo sfondo mosso, in modo da ricreare un senso del movimento più drammatico;
6. Sfrutta il Dutch Angle: usare un angolo particolare e non scontato per la ripresa crea interesse in chi vede la tua foto. E così si fermerà a guardarla. Anche fotografare sempre ad altezza del viso come facciamo tutti con il telefono è un’abitudine che dobbiamo imparare a lasciare perdere per ottenere immagini che non lasciano indifferenti.

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